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NOI FUMMO I LEONI, I GATTOPARDI

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Bello fare le rivoluzioni: ogni atto, per quanto atroce, si purifica nel sacro fuoco degli ideali; ogni azione, per quanto barbara, è legittimata da qualcosa di più alto e grande, di più nobile e giusto.   Poi le rivoluzioni finiscono, anche con vittorie eccezionali, ma le inevitabili macerie rimangono.  "Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell'Italia Meridionale, temendo di esser preso a sassate, essendo colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio" ( Giuseppe Garibaldi ) Noi diciamo oggi che Garibaldi liberò  la Sicilia e Napoli dal dominio borbonico, perché sappiamo come sono andati i fatti ; ma se per accidente quei fatti fossero girati diversamente, se per un provocatorio e improbabile gioco del contro-fattuale l'unità d'Italia l'avessero realizzata i Borbone , o se più semplicemente esistesse ancora il Regno delle Du...

GLI "SPACCHIOSI" - Parte II

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Pampillonia si trattenne in Francia per circa due mesi, dall'ottobre del 1858 sino a fine anno.    Il carteggio tra Parigi e la Sicilia, tra il Pampillonia e le Autorità siciliane, rivela che l'ingegnere si credeva spettu , anzi  sa sentiva sucata : non seguì la regola d'ingaggio, non si attenne al mandato, e si arrogò grandi libertà, allargò a dismisura il proprio raggio di azione, sino a sottoporre alle istituzioni borboniche dei saggi manifestamente diversi dalle prove d'artista dello Juvara.   Sono i "saggi Lesaché", dal nome dell'incisore francese che li realizzò, interlocutore privilegiato del Pampillonia sia per precedenti trascorsi d'affari, sia perché altri incisori avevano avanzato pretese esorbitanti, giocando sull'urgenza di un lavoro commissionato da uno Stato sovrano.   I "saggi" furono prodotti con la "macchina Lecoq", dal nome dell'inventore; se ne  conoscono tre "stati" ,  differenziati per le p...

GLI "SPACCHIOSI" - Parte I

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Il Regio Decreto del 29 novembre 1858 annunciava l'emissione dei francobolli del Regno di Sicilia. Anche i siciliani - dall'1 gennaio 1859 - avrebbero utilizzato l'oggetto ormai standard per regolare la spedizione della corrispondenza. Il Decreto Reale dell'emissione dei francobolli di Sicilia. L'articolo 1 fissava il perimetro di applicazione della nuova norma: "Dal primo di gennaio 1859 in poi le lettere o pieghi che si spediscono  per l'interno delle due parti del Regno, e per l'Estero,  saranno francati mercé l'applicazione di un bollo di posta  rappresentate il valore della tassa postale pagata con anticipazione. L'uso del bollo sarà facultativo. La francatura col mezzo dei bolli sarà obbligatoria per la spedizione e l'invio dei giornali e delle stampe di ogni maniera, per l'interno del Regno e all'Estero. L'articolo 2 definiva i francobolli "figurine quadricolori portanti la Nostra effigie". L...