CAPIRE LA RARITA'


Bruno de Finetti ci mette in allerta contro le definizioni nominalistiche, basate su parole che devono a loro volta essere definite con altre parole, che ne impongono altre ancora e così via, in un regressus ad infinitum in cui è vana la speranza di trovarne almeno una che non richieda più chiarimenti (avendo un ipotetico significato universalmente condiviso).
 
I pericoli di una definizione "chiacchieroide o metafisicheggiante o astrazionesca" si vedono bene interrogando il web sul concetto di "rarità".
 




 
Sono tutte spiegazioni - direbbe de Finetti - in cui "sentendo ripetere una stessa parola nel contesto di varie frasi in cui [si] pensa di intuire grosso modo il senso, uno finisca per associarvi un qualche 'press’a-poco-significato' che però si sbriciola in mille controsensi se  si tenta di precisarlo".  
 
"Per dare effettivamente senso a una nozione" - spiega ancora con de Finetti - "occorre una definizione operativa, basata su un criterio che permetta di misurarla"; "si dicono 'operative' le definizioni che permettono di ricondurre un concetto non a frasi che possono avere solo apparentemente un significato, ma ad effettive esperienze almeno concettualmente possibili"; "occorre indicare un procedimento (sia pure ideale, ma non svisato), un esperimento (effettivo o concettuale) per la sua misurazione".
 
Cos'è - ad esempio - la velocità? Inutile cercare delle parole per riferire la sensazione di maggior velocità viaggiando su un treno piuttosto che in macchina. Serve una definizione che coinvolga operazioni da eseguire praticamente, per averne la misura. La velocità - quindi - è il rapporto tra lo spazio percorso e il tempo impiegato a percorrerlo, avendo preliminarmente definito i processi di misurazione dello spazio e del tempo.
 
Estratto da "Le traiettorie della fisica", di Ugo Amaldi.
 
Lo stesso approccio si applica a qualsiasi altra grandezza fisica.
 
L'accelerazione di un corpo - ad esempio - è la forza che vi agisce divisa per la sua massa. Si può verificarlo con un esperimento? Servirebbe misurare le tre grandezze che figurano nell'enunciato - accelerazione, forza e massa - e se si può ancora immaginare di misurare l'accelerazione, come regolarsi con la forza e la massa?
 
 
Estratto da "La Scienza e l'Ipotesi", di J.H. Poincaré.
 
Il requisito "operazionale" non è pertanto un'accortezza ancillare (con cui integrare una definizione teorica per facilitarne l'applicazione pratica) ma rappresenta una premessa di ordine logico, perché i procedimenti sperimentali - di decisione o misura - sono la base per l'introduzione stessa del concetto teorico, perché un concetto - ci ricorda de Finetti - "è solo una parola senza significato sino a che non si sappia come verificare praticamente le proposizioni in cui esso ricorre". 
 
Non sorprende, allora, se anche le discipline sociali abbiano recepito il requisito "operazionale" - sebbene in modo più elastico - per far piazza pulita di pseudo-concetti e conoscenze illusorie, nella consapevolezza che nessuna costruzione solida sarà mai possibile sin quando non verranno puntualizzate le esperienze almeno idealmente realizzabili che di fronte a un caso concreto permettano di verificare praticamente se un concetto sussiste o no (con l'indicazione dei passi da eseguire per accertarsene).
 
Nella ricerca sociale ci si concentra su oggetti (francobolli, ad esempio)
rilevandone gli stati (livello di rarità) per mezzo di un set di variabili (dati osservabili).
La definizione operativa stabilisce un collegamento tra un concetto (rarità) a un referente empirico,
e impone dunque di scendere lungo la scala dell'astrazione verso proprietà via via più reali, tangibili.
 L'indicatore specifico rappresenterà così il concetto più generale - ne terrà l'ufficio, per così dire -
anche se nelle scienze sociali il rapporto tra concetto e indicatore rimane spesso problematico,
 per la mancanza di una corrispondenza perfetta, che di regola impone ulteriori qualificazioni.
 Si pensi ad esempio al concetto (massimamente astratto) di "religiosità",
che ammette declinazioni via via più precise in "credere nell'esistenza di una divinità",
"credere soltanto nel Dio cristiano", "appartenere alla Chiesa Cattolica",
"agire secondo i dettami del Cattolicesimo" e "andare a messa tutte le domeniche".
Nel transitare dalla massima astrazione ("essere religioso")
alla massima concretezza ("andare a messa ogni domenica")
si possono smarrire informazioni e addirittura equivocare la realtà, 
perché "l'essere religioso" si potrà pure concretizzare nel "frequentare la messa",
ma non vale la reciproca, perché la messa si può frequentare per più d'una ragione
(abitudine, relazioni personali, obblighi familiari, bigottismo e persino superstizione).
In campo sociale, quindi, ogni indicatore rappresenta solo in parte il concetto,
 e da qui la necessità di individuarne una pluralità, senza peraltro eccedere,
affinché con un numero ragionevole se possa restituire correttamente il senso.
 
La "rarità filatelica" - a oggi - è soltanto un espediente retorico, una manifestazione di folklore, un'espressione ferma "al livello di conato verbalistico", di "più o meno vani e lambiccati giri di parole" - avrebbe detto de Finetti - sprovvista della cruciale "indicazione degli esperimenti - sia pure concettuali - da eseguire per ottenerne la misura".
 
E' arrivato il momento di scalare una marcia e alzare il livello, di marcare un progresso e segnare una tacca sulla scala della conoscenza, di dare precisione ai concetti e demolire i misconcetti. 
 
A distanza di sette anni dal ciclo di post "capire la qualità" - con cui si è fornito il primo schema operazionale per la misurazione della qualità filatelica, a oggi il migliore standard disponibile - il Blog ha il piacere di presentare il naturale e necessario ciclo complementare sulla rarità - concepito con tutta la precisione operativa permessa dall'argomento - per raggiungere la piena comprensione del valore (filatelico, commerciale) degli oggetti postali degli Antichi Stati Italiani.

 

Che cos'è la rarità?
 
Spigolature napoletane -  Il blocco di otto della "Crocetta"
 
Nell'harem delle rarità - Le affrancature miste
 
Studio, ricerca e rarità in filatelia classica - Il bizzarro caso dei "saggi Masini"
 
La rarità di una collezione - I "Domini al di qua del Faro" del dottor Piccirillo
 

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