AGOSTO, CAPO D'INVERNO - Storia di fine estate di 1 quattrino "one in a million"
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Non ricordo una sola estate siciliana - in oltre cinquant'anni di vita - che non sia stata tormentata da almeno un violento temporale, nel mese di agosto.
"Austu e riustu e' capu d'imviernu". Mia nonna accarezza il vetro su cui scorrono copiosi i rivoli d'acqua, si gira, ci guarda e sorride. Cammina a piccoli passi verso il centro della sala, sprofonda nella sua poltrona rossa e prende il libro delle favole. In un attimo le siamo tutti addosso, con gli occhi sgranati, già pronti a sentire storie di streghe e fantasmi, di orchi e folletti, in quel pomeriggio sottratto ai tuffi a mare e alle corse tra i boschi.
Austu e riustu e' capu d'imviernu: agosto è il mese del ribollimento, del gran caldo, ma è pure l'inizio dell'inverno - agosto, capo d'inverno - perché scavallato ferragosto le giornate s'accorciano, diventano meno calde e afose, e talvolta così fresche da avere la sensazione - di sicuro iperbolica - di trovarsi nel primo mese invernale.
Agosto capeggia l'inverno, e allora, in questo pomeriggio piovoso di fine estate, con l'acqua che cade fitta e incessante, il cielo sferzato di quando in quando dai fulmini, e tuoni che ci fanno sobbalzare, voglio raccontarvi anch'io una storia di magia e incantesimi, di oggetti fatati e di stregoni che vi girarono intorno per secoli, bramandone il possesso.
In uno dei post d'esordio del Blog - "Quis ut deus", del 21 giugno 2018 - presentavo il collezionismo filatelico degli Antichi Stati come "un'ambizione luciferina".
Mi sia permessa l'autocitazione, per non stare a riformulare cose già dette:
"Oggetti piccoli, creati in modo artigianale, che attraversano il tempo
sul più fragile dei supporti materiali, e con un'età che veleggia verso i
due secoli. Sarà sempre possibile trovargli un difetto, vero e più
spesso presunto, un motivo di discussione, un aspetto controverso. Il
loro mercato è poi
infestato da abili falsificazioni, altamente credibili, e non appena si
alza il livello si scoprono addirittura pezzi tanto famosi quanto
chiacchierati. Per colmo d'impostura, infine, sono francobolli che
costano parecchio".
Ammettiamolo: il collezionismo dei classici filatelici poggia su basi strutturalmente fragili, se guardiamo alla natura intrinseca degli oggetti d'interesse, alle intemperie a cui vanno incontro, all'ineliminabile foschia che li circonda, alle controversie che li accompagnano nei circuiti di scambio.
E' esperienza comune - presumo - il registrare una frequente e sconcertante asimmetria valutativa nelle fasi di acquisto e vendita: quando si compra, è tutto "splendido", "eccezionale", "lusso", "impeccabile", di "qualità insuperabile", se non proprio "uno dei migliori noti" o direttamente "il migliore conosciuto"; ma all'improvviso, quando si deve vendere, tutto diventa questionabile, dalla grinza naturale di carta (ora penalizzante, ma chiamata poeticamente pli d'accordeon in fase di vendita, presentata addirittura come un neo di bellezza) sino alla stessa filigrana, in cui con vista da ipermetrope e gran sussidio di sofismi si arriva a scorgere niente meno che un assottigliamento (sic!).
Dalla rivista "Il Collezionista - Italia Filatelica" n. 5, marzo 1968.
Già agli albori della filatelia si è avvertita l'urgenza di un contrappeso a così tanta incertezza, per mitigare la soggettività valutativa e creare una base condivisa a tutela delle transazioni.
Lo spiccare di personaggi come Emilio Diena ha dato origine alla figura del perito filatelico, in linea di principio un soggetto terzo rispetto a commercianti e collezionisti, in grado di mediare tra forze opposte e trovare un punto di atterraggio attraverso le sue opinioni qualificate.
Raramente, tuttavia, gli epigoni del Maestro hanno eguagliato anche solo la metà della sua caratura, e il mondo peritale ha finito pian piano col trasformarsi - paradossalmente - in una ulteriore fonte di rumore, di disturbo, di confusione, sino a indurre delle buffe inversioni metodologiche, col certificato in sé percepito più rilevante dell'oggetto certificato.
Dalla rivista "Il Collezionista - Italia Filatelica" n. 7, aprile 1968.
Si ha la sensazione generale - persistente, sgradevole - che tutto poggi su sabbie mobili, benché si cerchino di continuo i punti relativamente meno pericolosi su cui porre i pilastri del proprio collezionare.
E quali sono questi punti? E' possibile identificarne almeno uno? E, se sì, quanto affidamento vi si può riporre?
"Quel che più profondamente affascina il collezionista
è collocare il nuovo acquisto dentro una sfera magica
in cui, mentre è percorso dall’ultimo brivido, il brivido del venire acquisito, l'oggetto si immobilizza.
Ogni ricordo, pensiero, consapevolezza diventa zoccolo, cornice, piedistallo, cella del nuovo tesoro. Epoca, luogo, bottega, precedente proprietario - tutto questo il vero collezionista lo vede confluire,
per ogni pezzo della propria collezione, in una magica enciclopedia
la cui intima essenza è il destino di quel suo oggetto"
(Walter Benjamin)
Pedigree
è una parola di origine francese - pié de grue, zampa di gru - che al principio indicava i tratti rettilinei con cui si rappresentava
la genealogia nei registri nobiliari inglesi; è stata poi impiegata per
attestare la discendenza dei cavalli da corsa, e in seguito di cani e
gatti, per rassicurare
sull'assenza di elementi spuri, di deviazioni rispetto a uno
standard (naturale o artificiale).
Il
perimetro di applicazione si è dunque esteso dagli individui agli
animali, e lo si può dilatare ancora, sino agli oggetti: il
pedigree - nell'accezione più generale - è la certificazione di
un'entità di riferimento, che ne documenta una storia di sicuro
successo, di distinzione, perché solo i migliori
hanno interesse a farsi conoscere e riconoscere, a distinguersi dagli
altri.
Gli
oggetti da collezione sono candidati naturali a ricevere un
pedigree: i collezionisti che li hanno
posseduti, i periti (autorevoli) che li hanno esaminati e firmati, i
mercanti che li hanno intermediati, e poi i realizzi nelle
aste, le pubblicazioni specialistiche in cui sono recensiti, e non
ultimo l'aneddotica e il folklore che li accompagnano, "tutto questo il
collezionista lo vede confluire in una magica enciclopedia" - per
riprendere le parole di Walter Benjamin - in cui la continuità tra
presente, passato e futuro è così stretta da oltrepassare la stessa
dimensione temporale.
Far
valere il pedigree è un atteggiamento ordinario nel mercato
dell’antiquariato, che la filatelia di alto livello ha recepito da
tempo.
Il catalogo della Collezione del Banco di Sicilia aveva in premessa un intervento di
Enzo Diena, che per tutti i pezzi - "indipendentemente dal loro prezzo" - esaltava il "blasone di aver appartenuto alla Mormino".
La stessa enfasi si ritrova nella prefazione di Alberto Bolaffi al catalogo della Collezione "Pedemonte", in cui ogni francobollo rappresenta "il più vibrante applauso che si possa tributare a un Grande Collezionista".
La
prefazione alla "Seta" è un'apologia del pedigree,
col richiamo sistematico - nella descrizione dei 479 lotti - alla "prestigiosa provenienza" di ogni pezzo e il consiglio spassionato di "un
acquisto in ricordo di
questa collezione".
Ma
il pedigree non tocca solo corde sentimentali, non è una semplice leva
emotiva. Il pedigree è una garanzia all’acquisto, tra le più affidabili e
confortanti.
Ne parlava Alberto Ponti - a lungo coordinatore delle aste
filateliche della Bolaffi - nel "ritratto di un collezionista" dedicato a Maurice Burrus (nel numero 7 del magazine "Best Bid", marzo 2017).
La
Corinphila di Zurigo - tra le più rinomate case d'asta al mondo - ha
messo il pedigree (la "provenance") al centro del discorso
collezionistico e del suo approccio al mercato filatelico.
"Provenance
is a philatelic pedigree of former owners from the inception of
philately until the present day" - leggiamo nel sito internet, alla
pagina dedicata alla Collezione Karl Louis - "Frequently, the further
back a philatelic pedigree goes, the more coveted the rarity becomes.
Provenance is a quality seal. As in Art, Provenance is an indispensible
attribute".
Il
punto di vista è stato ribadito in una lettera aperta - a
conclusione delle aste 298-307, svolte tra il 2 e il 9 giugno 2023 - in
cui si tratteggia un collezionismo filatelico glorioso, dal passato denso
di esperienze straordinarie, vissute da protagonisti altrettanto
eccezionali, che implicitamente hanno arricchito tutti noi.
Deve infine far riflettere la scelta degli stessi periti filatelici, o almeno dei più avvertiti e scrupolosi, di dar rislato alla provenienza dei pezzi sottoposti al loro
giudizio, nella consapevolezza del diverso peso (anche commerciale) di un'opinione ben contestualizzata e incardinata nella storia, rispetto a un parere lasciato cadere lì, autoreferenziale, un parere "perché sì", magari ingolfato di aggettivazioni barocche nel maldestro tentativo di surrogare un misero passato.
Questo discorso di metodo trova da ultimo riscontro nelle più recenti dinamiche del mercato filatelico internazionale - a cui "Il Collezionista" della Bolaffi dedica una rubrica fissa, emblematicamente intitolata "Fascino e successo delle grandi collezioni" - in cui ogni partecipate è sempre più animato dal desiderio di "acquistare, oltre l'oggetto in sé, anche ciò che il pezzo ha da raccontare", in linea con una tendenza antiquariale della filatelia ormai consolidata.
Estratto da "Il Collezionista", giugno-agosto 2024.
Il pedigree filatelico - in definitiva - si va delineando come l'autentico baluardo a difesa dell'integrità del mercato, perché nulla e nessuno potrà cancellarlo o sovrascriverlo - nessuna certificazione compiacente, nessun sophisma auctoritatis, nessun movimento scomposto guidato da invidia e gelosia, o da semplice calcolo di convenienza - perché nessuno, parafrasando Oscar Wilde, e così ricco e potente da poter cancellare il passato.
Renato Mondolfo distribuisce il suo catalogo n. 7, nel dicembre del 1966.
Nella tavola 111 compare il lotto 1095, un "Marzocco" da 1 quattrino della tiratura su filigrana a linee ondulate, il cui prezzo dice molto più di qualsiasi aggettivo: oltre 3,5 volte la quotazione di catalogo (per confronto: il convertitore on-line del quotidiano "Il Sole 24 Ore" riproporziona 75.000 lire del 1961 in circa 1.000 euro odierni, quindi il francobollo veniva offerto a oltre 3.500 euro correnti).
E' ben nota nell'ambiente filatelico la filiazione putativa dell'Ingegner Giacomo Avanzo verso Renato Mondolfo: "piango oggi la perdita di un Amico, di un Padre e di un Maestro di Vita" - scriverà l'Ingegnere nel presentare il suo catalogo n. 7 del 1992, per commemorare la scomparsa di Mondolfo - e d'altra parte l'aver mutato la grafica dei cataloghi era già un segnale chiaro dell'intimità di rapporti tra le due figure.
I cataloghi "numero 1" di Renato Mondolfo (1961) e Giacomo Avanzo (1984).
Renato Mondolfo è stato un Amico, un Padre e un Maestro di Vita, per Giacomo Avanzo, ma ne ha pure rappresentato - in senso concreto - la principale fonte di approvvigionamento di materiale, una via privilegiata per la costruzione del proprio stock, offrendogli la possibilità di scegliere a piacere all'interno di un insieme già iper-selezionato - lo stock di Mondolfo - i pezzi da offrire a proprio nome.
Chi possiede la cultura dei cataloghi del passato - che è poi una premessa d'ordine logico, per un collezionismo consapevole - avrà sicuramente notato la confluenza nello stock di Avanzo dei migliori pezzi di Mondolfo - per rarità o qualità - come lo stesso Ingegnere mi ha confermato: "posso dire di aver avuto la fortuna, il privilegio, dello 'ius prime noctis' sullo stock di Renato Mondolfo".
A veicolare il messaggio con un'istantanea, si può dire che se lo stock di Mondolfo era tra i migliori al mondo, lo stock di Avanzo è stato costruito in larga misura pizzicandovi il meglio che vi era presente, per diventare - in ultima analisi - un inner circle tra le proposte filateliche già di alto livello.
Non sorprende quindi ritrovare il quattrino da "3,5 volte il catalogo" di Mondolfo in tre offerte successive dell'Ingegner Avanzo, nell'aprile del 1987, nel febbraio 1990 a poi nel marzo 1992.
E qui serve premere il tasto "pausa", mettere la narrazione in stand-by e recuperare un discorso di metodo.
L'Ingegner Avanzo è l'erede naturale di Renato Mondolfo; ne ha recepito integralmente stile, modi e contenuti, esaltandoli; incarna l'ultimo mercante old-style, il solo oggi in grado di sostenere e sponsorizzare una filatelia di rango superiore (pur nella mai sopita speranza di veder sorgere prima o poi una figura di pari stazza).
"I miei francobolli" - mi ripete spesso, simpaticamente - "non sporcano, mangiano pochissimo, tengono tanta compagnia e mi rendono felice come poche altre cose". Per poi atterrare sull'inevitabile conclusione,. "O li vendo ai prezzi che dico io, oppure rimangono con me".
Le cose non sono in realtà così drastiche - come può testimoniare ogni suo cliente abituale - ma non è questa la sede per discutere della larghezza di vedute dell'Ingegner Avanzo, in termini di sconti praticati e soprattutto di dilazioni nei pagamenti.
Converrà pertanto attenersi alla linea ufficiale, alla politica commerciale dichiarata: i pezzi dell'Ingegner Avanzo si vendono ai prezzi dell'Ingegner Avanzo - trattandosi di francobolli pregiati, ognuno unico a suo modo - in linea con l'atteggiamento del suo mentore, di Renato Mondolfo.
Ecco perché il "quattrino Mondolfo", il quattrino da "3,5 volte il catalogo", lo vediamo difeso a spada tratta, proposto da Avanzo a prezzi crescenti nel tempo, a smontare l'intuizione banale per cui se un oggetto resta invenduto allora serve ridurne il prezzo (come in effetti avviene per i pezzi ordinari) e in coerenza con un commercio di matrice antiquariale (per cui questo è il miglior prezzo di oggi, valutatene pure la convenienza, ma sappiate già che domani costerà di più).
Commerciare francobolli - ad alto livello - significa anche saper attendere: il momento giusto, la situazione favorevole, l'acquirente in grado di capire e apprezzare e - conseguentemente - ben disposto pagare.
E il momento arriva: a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio prende forma e si sviluppa una collezione di Antichi Stati Italiani del tutto particolare, sui generis, per molti versi avulsa da una preordinata logica filatelica, e tuttavia destinata a fare storia: la "Luxus", che già nel nome dichiara il suo statuto, e nel sottotitolo - "the pursuit of perfection" - smazza via eventuali dubbi residui sulla filosofia ispiratrice.
La "Luxus" è il luogo d'elezione del "quattrino Mondolfo-Avanzo", che compare già nel primo dei tre cataloghi d'asta di David Feldman (con cui la collezione fu dispersa tra il maggio 2009 e il maggio 2010).
"Superb in all respect" - recita la descrizione, e una base d'asta irritualmente superiore alla quotazione di catalogo è li a confermare l'eccezionalità del pezzo.
Al martelletto, il "quattrino Mondolfo-Avanzo" segna un'aggiudicazione di 1.900 euro - da maggiorare per commissioni d'asta e costi doganali svizzeri, con un conto finale intorno ai 2.500 euro - per diventare, a quel punto, il quattrino "Mondolfo-Avanzo-Luxus".
E qui serve un altro pit-stop.
L'asta "Luxus" rappresentò un evento anomalo, nel mercato filatelico: in sole tre tornate, racchiuse in un solo anno, fu proposta una quantità inusuale di pezzi d'eccezione, intermediati a condizioni rimaste a tutt'oggi opache (per cui non si è mai chiarito se e in che misura la casa d'asta operasse come semplice agente, e in che misura fosse invece proprietaria dei pezzi offerti, quindi interessata a difenderli attraverso il meccanismo dei cosiddetti "prezzi di riserva"); chi partecipò alle aste, poi, riferisce di una gran confusione in sala (fisica e virtuale) con un susseguirsi dei rilanci così frenetico, da non aver neppure la possibilità di capire contro chi si stesse gareggiando; e tanto altro - volendo - si potrebbe ancora raccontare, ma tanto può bastare a capire la singolarità della situazione.
Solo per dare un esempio - tra i numerosi che ognuno potrà scovare da sé, avendo tempo, voglia e curiosità - si può citare il caso del lotto 20032 della prima tornata, una splendida "Croce di Savoia": ex Burrus, ex Renato Mondolfo, ex "Scilla e Cariddi", e di fatto il miglior esemplare noto.
La base d'asta - ancora una volta - è più eloquente di qualsiasi commento: di gran lunga superiore alla quotazione di catalogo e addirittura prossima a quella di una splendida "Trinacria" (di qualità Bolaffi 125%) presente nella stessa pagina (lotto 20031, € 7.500).
Il realizzo dichiarato - al solito: da maggiorare per diritti d'asta e costi doganali - si attestava lievemente al di sotto della base (€ 5.500).
Curiosamente, però, la più bella "Croce" nota ricompare nella terza tornata della stessa "Luxus" (lotto 30057) con una stima iniziale tra € 4.000 ed € 6.000, e un realizzo sull'estremo inferiore della forbice valutativa.
Ognuno avrà capito da solo cosa sia successo con la "Croce" - per quel minimo che conosca i meccanismi delle aste - e allora lascio a ogni lettore il piacere di fare "2+2" anche per spiegare la ricomparsa del quattrino "Mondolfo-Avanzo-Luxus" nella vendita delle "Rarities of the World", sempre da Feldman, nel novembre 2010.
Quel che accade dopo il novembre 2010 non è dato sapere, o meglio, chi sa qualcosa non parla e chi (s)parla è solo chi non sa nulla.
Il quattrino s'inabissa, non appare più sul mercato ufficiale, per tornare a far capolino oltre dieci anni dopo, nel 2023, all'interno della Collezione "Marzocco", un progetto nato sul finire del 2013 e portato avanti sin quando possibile, sino a che il prevalere di una serie di storture nel settore della "Toscana" - in parte endemiche, ma da ultimo divenute insostenibili, come adombrato nell'intervista a Tiziano Nocentini e ribadito dalla storia di un 9 crazie - ha obbligato ad abbandonarlo.
Può sembrare presuntuoso estendere ulteriormente il pedigree del pezzo - parlarne come del quattrino "Mondolfo-Avanzo-Luxus-Marzocco" - ma di sicuro è un francobollo che ha offerto uno spunto decisivo per riflettere sul concetto di bellezza in filatelica classica, per dare fondamento a quel "truly one in a million" riportato nel catalogo di Feldman in cui è apparso l'ultima volta, e arrivare infine a dire - con piena cognizione - che stiamo parlando del più bel francobollo del Granducato di Toscana, e tra i più belli in assoluto di tutti gli Antichi Stati Italiani.
Dal 14 agosto 2025 il quattrino "Mondolfo-Avanzo-Luxus" - il quattrino "one in a million", di David Feldman - ha un nuovo, amorevole custode; riposa nell'album di chi sa apprezzarlo non solo per la sua insuperabile bellezza, ma anche per tutta la conoscenza che quella bellezza porta con sé; e a me non resta che concludere la mia storia di fine estate con la stessa chiusa d'allora, quando lo avevo tratto in salvo da speculatori e altre bestie rapaci, da giochetti di bassa lega, da miserie umane variamente assortite.
Riporto di seguito il commento di Tiziano Nocentini, del 23 agosto 2025.
"Conosco questo francobollo [il quattrino 'Mondolfo-Avanzo-Luxus'] da almeno nove anni.
Me ne parlò per la prima volta colui che al tempo era considerato il più grande intenditore di francobolli toscani, presentandolo come una delle massime espressioni dell'alta qualità.
Le sue parole raccontavano di un francobollo della 'seconda emissione' (su filigrana del secondo tipo, per dirlo in termini moderni) che sembrava della 'prima emissione' (su filigrana del primo tipo) tanto era nitida la stampa (ho poi imparato che la stampa dei francobolli granducali su filigrana del secondo tipo è mediamente meno nitida rispetto a quelli su filigrana del primo tipo, a causa dell'usura degli stereotipi).
Ne esaltava l'incredibile freschezza, che gli conferiva le sembianze di un francobollo nuovo, e anzi stampato il giorno prima.
I margini - diceva - erano un caso di scuola di perfezione: ampi quanto basta su tutti i lati, tanto da lasciar solo intravedere gli esemplari adiacenti, senza invasioni che ne disturbassero la visione (ho poi imparato, infatti, che se i margini di un francobollo granducale sono così ampi da lasciare spazio a porzioni eccessive dei francobolli contigui, l'attenzione dell'osservatore viene disturbata - distratta, possiamo dire - al punto da perdere il fuoco sul francobollo principale).
In alto non si vedono tracce di altri francobolli, perché lì c'era l'interspazio di gruppo.
Non solo. I margini erano sì ampi, ma anche straordinariamente regolari su ogni lato, tanto da rendere il franobollo perfettamente 'centrato' (so bene che, a rigore, non si può parlare di centratura per un francobollo non dentellato, ma il concetto - a mio avviso - si può importare anche tra i francobolli non dentellati, intendendo l'equidistanza dei bordi dalla cornice esterna). E poi erano pure paralleli, cosicché - combinandosi con la 'centratura' - creavano una cornice al francobollo talmente simmetrica da ipnotizzare l'osservatore, tanta è la bellezza che ne risulta.
L'annullo - infine - è leggerissimo, appena visibile, e per di più azzurro, colore decisamente raro da riscontrare sui francobolli toscani.
E' un mix unico, incredibile - mi spiegava ancora l'esperto - che rende questo francobollo l'emblema stesso della bellezza e della più alta qualità immaginabile.
Vedi - concludeva - questo non è solo un eccezionale quattrino della seconda emissione, fra i tre, quattro o cinque più belli che ci siano. No. Questo è 'il' quattrino della seconda emissione.
Nel tempo ho inoltre capito che questo francobollo, al di là delle sua inarrivabile bellezza, ha pure un altro pregio, almeno ai miei occhi: fu stampato con uno stereotipo ben preciso, si tratta cioè di una varietà conosciuta, di un 'difetto costante', per dirlo in modo un po' più bizzarro e arcaico.
Un leone, questo Marzocco, a cui manca davvero soltanto la parola".
Ho voluto spostare l'intervento di Tiziano - dal box dei commenti al testo principale - per poterlo riempire di contenuti visualizzabili.
La narrativa moderna - la buona scrittura di storie, secondo i paradigmi più avanzati - si basa sul principio dello show, don't tell.
Non raccortami (tell) che Anna ha avuto un incidente e si è fatta male, qualche tempo fa. Piuttosto mostrami (show) ciò che l'è accaduto: ieri Anna ha attraversato col semaforo rosso, è scivolata e le ruote del tram le hanno tranciato tre dita delle mani.
Chiaro, sì?
Il "raccontato" (Anna si è fatta male) si dimentica in fretta, laddove il "mostrato" (il tram le ha tranciato le dita) mantiene alta l'attenzione e s'imprime nella memoria; e qui ci tengo particolarmente che la lucida disamina di Tiziano - che poi è un relata refero di uno dei maggiori intenditori di "Marzocchi" - sia colta da ogni lettore in tutti i suoi significati.
Ho pertanto ripescato - dal mio archivio di cataloghi - tre esemplari da 1 quattirno su filigrana del secondo tipo, che possiamo ritenere "tra i migliori noti" (e dotati di pedigree).
A sinistra vedete il quattrino della Collezione Caspary (lotto 471), acquistato da Giulio Bolaffi per girarlo a Ercole Lanfranchi, il "Signor Pedemonte" (nel cui catalogo compare come lotto 556).
Al centro c'è il quattrino proposto nell'asta Italphil XXXII del 29-30 aprile 1977 (tornato sul mercato nel 2023, e aggiudicato a oltre € 2.500, commissioni incluse).
A destra, infine, trovate il quattrino proposto nell'asta Bolaffi del 26-27 novembre 1999 (lotto 362) in cui - secondo la vulgata - fu dismessa una parte della "Toscana privata" di Giulio Bolaffi.
Non starò a spiegare di nuovo cosa sia la qualità filatelica e quale differenza passi tra qualità e bellezza (l'ho già fatto qui e qui). Balzo direttamente alle conclusioni, che affido a un'immagine, in linea con lo show don't tell.
Ora vi invito a ritornare sul quattrino "Mondolfo-Avanzo-Luxus", e a confrontarlo con questi tre pezzi "da podio", filtrando la percezione attraverso il commento di Nocentini.
Riuscite a capire perché il "Mondolfo-Avanzo-Luxus" è il quattrino (su filigrana del secondo tipo) e non semplicemente un quattrino tra i migliori? Lo riconoscente l'unicorno in mezzo a tanti cavalli di razza? Vi è chiaro il contrasto tra una lunga vita (95, 100, 120 anni, e aggiungetene ancora, se volete) e l'immortalità? Siete in grado di apprezzare la differenza di natura, e non di semplice grado?
Spero di sì (altrimenti abbiamo - avete - un serio problema).
E ora - a chiudere - realizziamo un esperimento mentale.
Poniamo che un giorno salti fuori un quattrino (su filigrana del secondo tipo) ancora più bello del "Mondolfo-Avanzo-Luxus". Come ciò sia possibile - sinceramente - non saprei dire, non riesco cioè a vedere come si possa modificare il "Mondolfo-Avanzo-Luxus" per renderlo ancora più bello (al più si otterrebbe uno dei falsi a là Klaus Müller, che lo stesso autore aveva spesso volutamente creato oltremodo pacchiani).
Ma non importa. Ragioniamo per assurdo, e ipotizziamo pure che questo immaginifico quattrino più bello possa esistere davvero. D'accordo, esiste. E - di grazia - quale storia potrebbe mai esibirie? Perché - vedete - nessuno può essere così bello da crearsi un passato che non possiede. E il passato - la storia del pezzo, il suo pedigree - conta, ha un peso, quanto meno nella filatelia di alto livello, che a tutti gli effetti è una forma di antiquariato.
Nel libro "Il possesso della bellezza", Francesca Molfino segnalava l'esperienza vissuta dal collezionista Gian Enzo Sperone, tra i galleristi più importanti al mondo: un'incisione di Dürer di cui si conosce ogni passaggio di proprietà, dal momento in cui fu creata dall'artista fino a noi, vale un milione di dollari, mentre la stessa incisione - identica allo sguardo, ma diversa nella storia - ne vale solo cinquantamila. "Avere tra le mani l'eternità ha dunque un prezzo", concludeva icasticamente l'autrice.
E qui chiudo anch'io il mio racconto di magie e incantesimi, di oggetti fatati e di stregoni che vi girarono intorno per secoli, sperando di aver reso piena e definitiva giustizia aun francobollo mitico, a un quattrino one in a million.
♫Amo, amo, qualcosa di speciale,
su e giù per lo stomaco, è come un temporale,
amo, amo, è un dono di natura,
perché la nostra storia non è solo un'avventura,
amo, amo, una semplice canzone,
mi serve a me per dirti che sei uno su un milione!♬
Rileggendo questo post la mia attenzione è caduta su una frase "il quattrino [...] ha un nuovo amorevole custode", in particolare sulla parola "custode", termine che ho iniziato ad usare appena mi sono accorto di quanto facilmente si utilizzano le forbici in filatelia. Opponevo alla frase "il francobollo è mio e ne faccio ciò che voglio", una del tipo "noi siamo solo custodi temporanei di questi oggetti, che sono unici ed irripetibili, testimoni di un periodo pionieristico nel campo delle arti della stampa, unico ed irripetibile, che fa parte della nostra storia e contribuisce a descrivere una tapppa dell'evoluzione della nostra cultura, tascana nel cado dei francobolli toscani, oggetti prodotti molto tempo prima che ognuno di noi nascesse e meritevoli di sopravviverci, per andare a testimoniare anche alle generazioni future di quel tempo remoto". La figura di noi collezionisti come custodi ha ai miei occhi molto più valore di quella economico-giuridica di possessori-proprietari. Ho sempre sentito forte la responsabilità della qualità con cui custodisco i francobolli antichi: è mia responsabilità lasciare questi oggetti in uno stato quanto più possibile uguale a quello in cui sono arrivati nelle mie mani. Ne deriva che ogni atto di alterazione irreversibile, dalle forbici alla semplice matita, rappresenti ai miei occhi un atto immondo. La definizione di collezionista come anche custode cambia diametralmente il punto di vista sull'oggetto, che passa dall'essere una proprietà esclusivamente privata, a quella del privilegio del possesso di un oggetto di proprietà della collettività, da un bene privato ad un bene culturale.
Devo ammettere che la qualifica di "custode" - in luogo di "proprietario" - mi è uscita spontanea e si rivela in effetti particolarmente felice, per il modo con cui colora il concetto di "possesso" (che pure è alla base del collezionismo): noi possediamo i nostri francobolli... temporaneamente, ne siamo appunto i custodi - in attesa di passare il testimome a qualcun altro, a un altro custode - e siamo quindi responsabili delloro integrità a 360 gradi, sia fisica, sia - lasciami dire - reputazionale.
Abbiamo la resposabilità di custordire i francobolli nel miglior modo possibile (di preservarne lo stato di conservazione, di salvaguardare tutte le informazioni di cui sono portatori, di non cedere alla tentatazione di "manipolarli" in risposta a meri calcoli commerciali) così come di tramandarne correttamente la storia (di non inquinarla con dicerie e maldicenze, come sfogo alla rabbia di non vederli nel nostro album).
Chi ama la filatelia, la protegge e la diffonde, s'impegna a creare e rafforzare un ambiente eco-sostenibile, a tutela delle generazioni future di collezionisti.
Qualunque azione diversa, per contro, è l'opera di "squallidi piazzisti, il cui unico intento è realizzare guadagni esentasse" (cit.).
Nessuno immagina oggi un viaggio in un paese straniero, senza saper parlare almeno la lingua inglese. Come fare altrimenti a comunicare con le persone del luogo, a capirle e farsi capire? Il viaggio per la Sicilia - ahinoi - è più complesso: non pretende - e rende inutili - le conoscenze linguistiche oggigiorno più diffuse, e ne impone altre che sembrano invece desuete. L'inglese non vi serve, in Sicilia; ma non vi serve neppure l'italiano. La Sicilia è appartenuta a tanti, ma non è mai diventata di nessuno. La quantità e la varietà dei suoi conquistatori ha ostacolato l'affermazione esplicita di una identità nazionale, ma l'ha anche dotata di un caleidoscopico patrimonio di esperienze che ne ha reso impossibile l'integrazione in realtà più vaste. Ma la Sicilia, volendo, avrebbe tutti i requisiti per proclamarsi indipendente, per avocare la sovranità propria di una nazione, a cominciare dalla sua estensione territoriale, la più grande isola del Mediterraneo, ...
"Enclave" è una parola latina ( inclavare, chiudere con una chiave) ripresa dalla lingua francese col termine "enclaver", (per indicare un luogo racchiuso nei confini di una proprietà di terzi) e infine entrata nel gergo della diplomazia e della geografia politica, per definire uno spazio assoggettato al potere di uno Stato, pur interamente circondato dai territori di una diversa entità sovrana. Che buffa l'enclave! Uno Stato dentro un altro Stato, uno Stato circondato da un altro Stato, un piccolo Stato avvolto in uno Stato molto più grande, che trasmette la sensazione di un assedio perenne, già solo osservando la carta geografica. E - non a caso - ogni enclave fa storia a sé, ogni enclave ha una sua storia, unica e irripetibile. Il Congresso di Vienna aveva restituito Benevento e Pontecorvo allo Stato Pontificio , ripristinando due storiche enclavi della Chiesa nel territorio del Regno di Napoli. Di dirimpetto alle istituzioni formali di...
Normanni: Nordmanni o Nordmaenner, Uomini del Nord. Popolo dell'Alto Medioevo dell'Europa settentrionale, Svezia, Danimarca e Norvegia, migrato a ondate successive, per portarsi in Francia, in Inghilterra e nell'Italia meridionale. Svevi: Suebi o Suevi, "liberi", secondo l'interpretazione prevalente, ma è proposto anche il significato di "vaganti" o, come nomignolo, "neghittosi". Antico popolo germanico di origini plurime: "i Suebi non costituiscono un unico popolo" - scrive Publio Cornelio Tacito - "occupano infatti la maggior parte della Germania, per di più distinti in tribù con nomi diversi, pur chiamandosi, nel loro complesso, Svevi" . La storia del Regno di Sicilia - di un luogo al centro del Mediterraneo, ponte tra oriente ed occidente, tra Africa ed Europa, cuore pulsante del mondo civilizzato e crocevia di civiltà e crogiolo di culture - ha le sue origini remote laddove non c...
Rileggendo questo post la mia attenzione è caduta su una frase "il quattrino [...] ha un nuovo amorevole custode", in particolare sulla parola "custode", termine che ho iniziato ad usare appena mi sono accorto di quanto facilmente si utilizzano le forbici in filatelia. Opponevo alla frase "il francobollo è mio e ne faccio ciò che voglio", una del tipo "noi siamo solo custodi temporanei di questi oggetti, che sono unici ed irripetibili, testimoni di un periodo pionieristico nel campo delle arti della stampa, unico ed irripetibile, che fa parte della nostra storia e contribuisce a descrivere una tapppa dell'evoluzione della nostra cultura, tascana nel cado dei francobolli toscani, oggetti prodotti molto tempo prima che ognuno di noi nascesse e meritevoli di sopravviverci, per andare a testimoniare anche alle generazioni future di quel tempo remoto". La figura di noi collezionisti come custodi ha ai miei occhi molto più valore di quella economico-giuridica di possessori-proprietari. Ho sempre sentito forte la responsabilità della qualità con cui custodisco i francobolli antichi: è mia responsabilità lasciare questi oggetti in uno stato quanto più possibile uguale a quello in cui sono arrivati nelle mie mani. Ne deriva che ogni atto di alterazione irreversibile, dalle forbici alla semplice matita, rappresenti ai miei occhi un atto immondo. La definizione di collezionista come anche custode cambia diametralmente il punto di vista sull'oggetto, che passa dall'essere una proprietà esclusivamente privata, a quella del privilegio del possesso di un oggetto di proprietà della collettività, da un bene privato ad un bene culturale.
RispondiEliminaDevo ammettere che la qualifica di "custode" - in luogo di "proprietario" - mi è uscita spontanea e si rivela in effetti particolarmente felice, per il modo con cui colora il concetto di "possesso" (che pure è alla base del collezionismo): noi possediamo i nostri francobolli... temporaneamente, ne siamo appunto i custodi - in attesa di passare il testimome a qualcun altro, a un altro custode - e siamo quindi responsabili delloro integrità a 360 gradi, sia fisica, sia - lasciami dire - reputazionale.
EliminaAbbiamo la resposabilità di custordire i francobolli nel miglior modo possibile (di preservarne lo stato di conservazione, di salvaguardare tutte le informazioni di cui sono portatori, di non cedere alla tentatazione di "manipolarli" in risposta a meri calcoli commerciali) così come di tramandarne correttamente la storia (di non inquinarla con dicerie e maldicenze, come sfogo alla rabbia di non vederli nel nostro album).
Chi ama la filatelia, la protegge e la diffonde, s'impegna a creare e rafforzare un ambiente eco-sostenibile, a tutela delle generazioni future di collezionisti.
Qualunque azione diversa, per contro, è l'opera di "squallidi piazzisti, il cui unico intento è realizzare guadagni esentasse" (cit.).