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Visualizzazione dei post da settembre, 2018

CAPIRE LA QUALITA'

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Parliamo di qualità, per più d'una ragione. Parliamo di qualità per inquadrare concettualmente il nostro  case study . Parliamo di qualità perché la qualità non sarà tutto, ma tutto il resto smarrisce molto del suo significato senza (la consapevolezza su) la qualità. Parliamo di qualità perché non basta mostrare per far capire, anzi mostrare è inutile, e persino controproducente, se non si è prima creato un sostrato culturale funzionale alla piena comprensione. Parliamo di qualità a chi giudica la bellezza una cosa effimera e superficiale, per far capire che la bruttezza è invece reale e profonda, scava e corrode, alla fine dà la nausea, inducendo ad abbandonare il collezionismo. Parliamo di qualità a chi vede nella qualità il capriccio di danarosi analfabeti filatelici, per invitarli a riconsiderare le cose con più attenzione e meno superficialità.  Parliamo di qualità perché la qualità tocca tutti i collezionisti, p...

DA GIULIO AD ALBERTO E RITORNO

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La vita chiama ogni figlio a un conflitto col padre, una regolarità sociale che conosce poche eccezioni. Voglia di emergere e primeggiare, di liberarsi da una presenza inadeguata alle proprie ambizioni, o di affrancarsi dal peso di una grandezza soffocante, in ogni caso di emanciparsi da ogni forma di protezione, per correre i propri rischi, scrivere un altro capitolo, possibilmente diverso e alternativo, per proseguire a modo proprio nel solco già scavato o per tracciare percorsi nuovi e itinerari originali. Ogni figlio è figlio del suo tempo, prima che di suo padre, e il tempo lo sfida a esibire  i suoi talenti nel suo tempo , nell'epoca a cui appartiene. Giulio e Alberto Bolaffi. Il rapporto (professionale) tra Giulio Bolaffi e il figlio Alberto è segnato da opinioni divergenti e incomprensioni, da visioni difformi sul modo di "fare impresa".       Notate l'eleganza e la finezza con cui sono rappresentati questi delicati passaggi di vita, situ...

EPILOGO ICONOGRAFICO

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Voglio coronare il mio tributo a Giulio Bolaffi in modo speculare all'apertura del libro, con un epilogo iconografico, un'immagine, un contrasto, che giudico fulminante. Giulio Bolaffi - nel ricordo del nipote Giulio Filippo - aveva un " linguaggio spesso forbito, per non cadere nell'utilizzo di parole dalla quotidianità 'volgarizzate' " (p. 78). Giulio Bolaffi - immagino - aveva orrore delle frasi stereotipate e dei banali luoghi comuni: non è bello ciò che bello, ma ciò che piace; tutti i gusti son gusti, o magari de gustibus non est disputandum , come se il latinorum  fosse il fuoco purificatore della sciatteria colloquiale. " La ricerca del  bello assoluto  in filatelia richiede eccezionali doti di  cultura, sensibilità e conoscenza ", leggiamo nella pubblicazione "Il Risorgimento italiano attraverso la storia della comunicazione", dell'Unione Filatelica Lombarda, dove è ripreso un articolo su Giulio Bolaffi pubblicato s...

LA CULTURA DI GIULIO BOLAFFI - Capire la filatelia

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I francobolli e le collezioni - ce lo ricorda Alberto Bolaffi nella prefazione ai "Capolavori filatelici della Collezione Pedemonte" - " non rappresentano solo un insieme di freddi, anche se sublimi oggetti, ma esprimono soprattutto le sequenze più vere e precise di quella che è stata la vita di ognuno di noi in termini di civiltà e buon gusto ". Sono innamorato di questa frase, che trovo totalitaria, una formidabile sintesi del complesso e variegato processo collezionistico. Questa affermazione è ovvia, per chi ha ricercato e coltivato una sensibilità d'animo nel suo collezionare, per chi ha avviluppato la sua passione intorno ad alcune idee forti; può però richiedere una chiave di lettura, un'interpretazione, per tutti gli altri. Poche cose ci distinguono dagli animali, molte meno di quante comunemente si immagina. Noi possediamo un intero linguaggio per parlare , laddove gli animali usano solo pochi versi per comunicare . Noi sappiamo contare ...

LA CULTURA DI GIULIO BOLAFFI - Filosofia del collezionismo

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Noi non siamo rentiers , d'accordo. Nessuno di noi ha mai posseduto " beni che davano redditi cospicui senza richiedere particolari impegni ". Noi dobbiamo alzarci presto ogni mattina, lavorare per gran parte della giornata, dal lunedì al venerdì, per ricevere una volta al mese uno stipendio, con cui pagare la rata del mutuo, finanziare il "Fondo Figli", stanziare disponibilità ragionevolmente sufficienti per le innumerevoli "varie e eventuali" della nostra famiglia. Tutto vero, sicuramente. Non è vera però la conclusione che se ne vorrebbe trarre, da faciloni, con un ragionamento grossolano e sbrigativo. Non è vero  che il piacere di collezionare " per il piacere di possedere, non pensando all'immediato buon affare, o alla speranza di un investimento redditizio ", sia un piacere elitario, esclusivo, ad appannaggio dei soli  rentiers . Tutti possiamo acquistare " soprattutto per il piacere di possedere ", in proporzi...

LA CULTURA DI GIULIO BOLAFFI - Lo "spirito" filatelico

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Giulio Bolaffi era " un grande mercante di francobolli ", nel ricordo del nipote Giulio Filippo, figlio di Alberto (p. 78). Giulio Bolaffi è stato " colui che ha creato il mercato e il marketing filatelico ", nel giudizio dell' auctioneer  internazionale David Feldman (p. 86). Ma Giulio Bolaffi era prima di tutto - e soprattutto -  un collezionista . Questo fatto non sorprende. Tutti i mercanti sono stati collezionisti, devono esserlo stati , perché per vendere francobolli serve conoscere la psicologia, gli impulsi, gli umori, le fisime e i desideri dei collezionisti; e serve una conoscenza diretta, sulla propria pelle, non per interposta persona o per sentito dire. Giulio Bolaffi era un grande collezionista e - di nuovo - non abbiamo di cosa sorprenderci. Lascia però sgomenti che Giulio Bolaffi sia rimasto un grande collezionista anche da grande mercante , perché, insomma, i bei francobolli o li collezioni per il tuo piacere ...

LA CULTURA DI GIULIO BOLAFFI - Qualità o morte

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  Quante volte avete sentito, o detto voi stessi, frasi del tipo "quante ne hai viste di  affrancature da 3 crazie, assolte con tre esemplari da 1 soldo e uno da 2 soldi ?"; "quanti interspazi di gruppo del ½ grano di Napoli conosci?"; "quanti 40 centesimi rosa lilla scuro della  IV di Sardegna ti sono passati tra le mani?". Queste domande non sono mai innocue, non fosse altro per l'arroganza con cui sono formulate, percepibile sin anche nella comunicazione virtuale. Queste domande sono infide, subdole e sleali, perché sottendono un'idea pericolosa, che falsa i principî e sovverte le regole del gioco della qualità . Queste domande contrabbandano una qualità modesta nel sotto-baule della rarità. In queste domande vi è implicita l'aberrazione per cui un oggetto filatelico di bassa qualità può miracolosamente cambiare il suo status qualitativo in virtù della sua rarità.  L'episodio narrato da Alberto Bolaffi è la miglior risposta a tut...

LA CULTURA DI GIULIO BOLAFFI - Concepire la filatelia

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Giulio Bolaffi aveva modi e atteggiamenti " molto rigidi " verso la filatelia, " soprattutto nei confronti della  qualità ". Giulio Bolaffi ben conosceva le due anime del collezionismo filatelico, le due ruote motrici, i due volani: la grande qualità e la grande rarità . Sapeva bene che tutto il resto - tutto l'infinito resto tra le due colonne portanti - era destinato a muoversi per inerzia, al rimorchio delle due forze principali, a brillare di luce riflessa, sulla scia delle due stelle polari. Giulio Bolaffi era " un esteta purosangue " - con l'immagine di Luigi Raybaudi (p. 97) - e aveva scelto di sorvegliare e tutelare il presidio strategico della qualità, delegando ad altri - anche all'interno della stessa Bolaffi - il compito di gestire la sterminata terra di mezzo. La scelta ideologica aveva pesanti ricadute sulla conduzione degli affari aziendali. Obbligava a rivolgersi a " una clientela molto ristretta ", con...