RARITA' DI BOTTEGA - Il bizzarro caso dei "saggi Masini"

 
La vicenda dei "saggi Masini" la trovate qui (poi ripresa qui e - incidentalmente - anche qui).
 
E' una storia tutta napoletana, una "sceneggiata" ante litteram - fatta di arte, tenacia e speranze, di imprevisti e tragedie, di drammi personali con risvolti istituzionali - raccontata  nella monografia del Maestro Emilio Diena ("I francobolli del Regno di Napoli e i due provvisori da mezzo tornese del 1860") al Capitolo V ("I saggi a stampa tipografica del 1858").
 
La fonte della narrazione è il fascio 14195 - pratica 1782, anno 1859 - conservato presso il Grande Archivio di Napoli, Reparto Ministero delle Finanze (secondo le dizioni istituzionali dell'epoca di Diena).
 
Dopo d'allora - a mia conoscenza - nessuno si è più occupato dei "saggi Masini", non sono cioè mai stati condotti ulteriori approfondimenti rispetto alla ricostruzione effettuata da Emilio Diena, che viene semplicemente riproposta in varie salse (come peraltro ho fatto anch'io) senza aggiungere nulla di nuovo (come se tutto fosse già stato detto a suo tempo).
 
Eppure qualcosa non torna, a un lettura attenta dell'opera di Diena.

Dalla pagina 120 dell'opera di Emilio Diena.

"Così vennero ben presto consegnati i 99 saggi" - scrive il Maestro.
 
Ma cosa vuol dire, esattamente? Che fu recuperato il foglio ancora intero, con 99 saggi, al netto dell'unico rimosso e usato per posta? O che nel frattempo erano avvenute altre separazioni, in blocchi o esemplari singoli, e Masini fu comunque in grado di reperire tutti i pezzi, oltre al foglio menomato? 
 
E Diena come sapeva del recupero dei 99 saggi?
 
Deve probabilmente averlo letto nelle fonti originarie (fascio 14195, pratica 1782) senza però darne evidenza negli stralci che rende noti.

 
Dalla pagina 122 dell'opera di Emilio Diena.
 
E questi stralci - per altro verso - sollevano ulteriori domande.
 
Masini lasciò "fogli nove bollati in diversi colori"? Cosa vuol dire, esattamente? Che rimise 9 fogli - ognuno con 100 saggi, per un totale di 900 saggi - nelle mani dei funzionari borbonici?
 
E poi: "si fecero da lui stampare dal tipografo Cattaneo su diversi fogli". Diversi fogli? Quanti, esattamente? Due? Tre? Dieci? Si può conoscere, se non il numero esatto, almeno l'ordine di grandezza?
 

C'è tutta una narrativa che restituisce una sensazione di abbondanza, che comunica l'esistenza di centinaia di "saggi Masini". E dove sono, esattamente? Qualcuno è mai arrivato a contare, non dico 99 saggi da 5 grana - quelli che il Masini avrebbe recuperato - ma anche solo 50?

Perché all'osservazione empirica parliamo di oggetti meno frequenti del 3 lire di Toscana (che si vede in giro ogni anno, almeno due o tre volte, laddove i "saggi Masini" arrivano col contagocce lungo orizzonti pluriennali).
 
Come si raccorda l'evidenza (di scarsità assoluta) con la narrazione di Diena (di grande abbondanza)?
  La ricerca dei "saggi Masini" (sul principale portale di aste filateliche) ha dato esito negativo.

Di interrogativi ce ne sarebbero altri. Come mai non esistono coppie? E perché questi "saggi" - di regola - si trovano in uno stato qualitativo modesto?

Curiosamente sembra che nessuno - leggendo Diena - si sia mai posto queste o altre domande.

Nessuno - in più d'un secolo - ha mai sentito la necessità di riprendere il mano il fascio 14195, pratica 1782, anno 1859, conservato presso il Grande Archivio di Napoli.

Nessuno è mai stato stuzzicato dalla voglia, dal piacere, dal gusto di entrare in contatto con basi documentali certe - verbali, disposizioni, circolari, comunicazione formali, lettere private - da cui estrarre nuove informazioni, per raffinare una narrazione vecchia di un secolo.

Siamo ancora fermi all'ipse dixit, o peggio, alla formulazione di congetture improvvisate, tirate su all'abbisogna, per spararsi le pose.

Delle indagini d'archivio - a onor del vero - sono state compiute di recente da Aurelio Di Noi, ma con un obiettivo diverso (ricostruire la storia dell'assegnazione dell'appalto per la stampa dei francobolli e dei successivi tentativi del Masini di riaverlo, da cui, incidentalmente, per ricaduta, sono venute fuori informazioni relative alla sua produzione di "saggi").

Il fascio 14195 - pratica 1782, anno 1859 - non l'ha più consultato nessuno, dopo l'originaria esplorazione di Emilio Diena.

Medito di farlo io, a questo punto, e nel frattempo avvio un censimento, con la speranza di incuriosire anche altri collezionisti e studiosi, di stuzzicargli qualche domanda, giacché porsi (le giuste) domande è il pre-requisito dell'attività di ricerca.

 
Lotto 1002 dell'asta Italphil LXXXIX del 28 novembre 1987,
"Francobolli di pregio e rarità di tutto il mondo".
Gli esemplari - si legge nella descrizione - 
"hanno alcuni difetti, com'è normale per questi saggi".
 
 
 
I "Saggi Masini" nella collezione del Professor Saverio Imperato.
 
 
 
La pagina dedicata ai "Saggi Masini"  nella collezione 
del dottor Piccirillo,
 
 
 
Un oggetto mitico della filatelia napoletana: il foglio della collezione del Maestro Emilio Diena,
con l'unica prova nota ricavata dal punzone originale (in alto) e altri 17 "saggi" in vari colori
(oltre a una probabile ristampa, isolata in basso a destra, stampata su carta completamente diversa).
Il Maestro annotò poi a mano, in francese, i colori mancanti:
1 grano bleu-vert, 5 grana jaune olive, 10 grana azur fonce, 50 grana rouge brun.
 
Il mercato è stato piuttosto avaro di offerte di "saggi Masini", a mia conoscenza, negli ultimi quindici: dal 2015 a oggi - se si eccettua il "foglio Diena", oggetto di un nuovo episodio della saga "Scilla contro Cariddi" - sono passate solo cinque offerte, andate sold out (e sarò grato ai lettori che vorranno segnalarmi eventuali proposte che mi siano sfuggite).


   

Cosa possiamo dire - in definitiva - della rarità dei "saggi Masini"?
 
Quanti ne esistono, anzitutto? O qual è - almeno - l'ordine di grandezza della disponibilità? Non si sa. Sappiamo solo che la loro frequenza di apparizione sul mercato è straordinariamente bassa. Volendo avere un metro di paragone - giusto per recuperare la relatività delle cose - compaiono con la stessa cadenza dei "saggi Pampillonia" di Sicilia, che però hanno quotazioni di catalogo pari a quattro volte tanto.

Sono forse meno richiesti? Non sembra. Vanno via ogni volta che appaiono, anche quando versano in pessime condizioni, e il fatto non sorprende, perché la loro storia ne accresce il relativo association value, e in una certa misura li sottrae al collezionismo "di nicchia" (personalmente sarei felice di inserirne alcuni in "Al di qua del Faro", nella pagina "5 grana anziché 8: i De Masa al servizio di Sua Maestà, per documentare al meglio il passaggio di consegne dal Cavalier Masini e alla famiglia De Masa).
 
Se ne ricava la sensazione di oggetti non ancora valorizzati a sufficienza, in rapporto alla loro disponibilità e desiderabilità, e di sicuro sminuiti a livello di quotazioni di catalogo, che andrebbero ritoccate al rialzo, se non altro per gli esemplari di qualità.

E' viva la speranza che nuove indagini possano risolvere almeno una parte delle tante questioni ancora aperte sui "saggi Masini", e per questa via farne riscoprire il fascino e apprezzarne l'effettiva rarità.

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